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La Subacquea alle Isole Maldive

Le condizioni migliori per le immersioni

Parlare di periodo migliore o peggiore per le immersioni alle Maldive non è propriamente corretto: non esiste un periodo migliore o peggiore, perché lo stesso è legato anche alla zona che si sceglie.

Nel periodo invernale, da dicembre ad aprile, il vento soffia da nord-est generando una corrente oceanica, in prevalenza di direzione est-ovest, che porta acqua limpida sul lato est e quindi, dopo aver attraversato gli atolli, la stessa fluisce attraverso le pass poste ad ovest, carica di plancton e nutrimento. In questo periodo si ha solitamente anche il clima migliore.

Nel periodo estivo, da maggio a novembre, il vento soffia da sud-ovest e la corrente fluisce in prevalenza in direzione ovest-est: questo fa sì che ci sia maggiore visibilità nel lato ovest e meno negli atolli sul lato est. In questo periodo il clima è più instabile e il mare è più mosso.

Riassumendo possiamo dire che l’acqua è più limpida ad est nel periodo invernale e ad ovest nel periodo estivo.

Quando si parla di direzione della corrente occorre tenere presente però che le maree possono comunque influenzarne per alcune ore la possibile direzione, quindi non è detto che siano rispettate alla lettera le regole sopra descritte.

Se si vogliono vedere per esempio le mante o gli squali balena, è necessario scegliere di soggiornare nei villaggi vicini al lato ovest degli atolli durante la stagione invernale, e vicini al lato est durante la stagione estiva. In questo caso la visibilità sarà ridotta a causa della forte concentrazione di plancton presente nell’acqua, ma si potranno ammirare questi bellissimi esemplari marini

Se invece si organizza una crociera il vantaggio è quello di poter spostarsi da una parte all’altra degli atolli e quindi di fare immersioni in entrambe le condizioni.

Dove e come immergersi

Ogni villaggio presente alle Maldive dispone di un centro subacqueo (diving) e, a seconda delle dimensioni dell'isola, di una o più barche utilizzate per raggiungere i punti di immersione. Solitamente il diving organizza due uscite nell’arco della giornata: una al mattino (con 2 immersioni) e una al pomeriggio.
Il tempo necessario per andare dall’isola al punto di immersione dipende dalla distanza dal resort e può variare dai 10 minuti ai 90 minuti circa di media. Questo per consentire di tornare in tempo per il pranzo se si tratta dell’immersione mattutina o di tornare prima dell’imbrunire nel caso di immersioni al pomeriggio. In caso d’immersioni particolarmente distanti, vengono organizzate uscite giornaliere con la possibilità di effettuare due immersioni e relativo pranzo a bordo del dhoni.

Subacquea alle Maldive, dhoni d'appoggio
Ogni sera vengono poste all’esterno del diving le schede delle due o tre immersioni che sono previste per il giorno successivo. Per ognuna è indicata l’ora di partenza, il tempo per raggiungere il punto di immersione e in base all’organizzazione del diving center, il nome del dhoni e le caratteristiche dell’immersione stessa.
Un’altra possibilità per effettuare immersioni alle Maldive è organizzare la propria vacanza utilizzando una barca da crociera. La crociera subacquea è sicuramente il miglior modo per cogliere il fascino del mondo sommerso di questo arcipelago. Uno dei tanti motivi è perché, incluse nel pacchetto, sono sempre previste 2 e a volte 3 immersioni al giorno; un’altra ragione non trascurabile è che la possibilità di navigare per una o due settimane consente di vedere luoghi diversi in zone diverse che non possono essere raggiunti partendo invece solo dal villaggio turistico dove si è prenotata la vacanza.
Le imbarcazioni da crociera sono sempre accompagnate da una barca appoggio che, equipaggiata di compressori, bombole e piombi, permette di svolgere l'attività subacquea nel modo più comodo e sicuro. Ci sono barche da crociera di tutti i tipi, di tutte le grandezze e che offrono comfort differenti.

Subacquea alle Maldive, dhoni d'appoggio, preparazione all'immersione
I diving e le barche da crociera sono attrezzati sia per offrire servizi a subacquei già in possesso di brevetto, sia per corsi ai principianti o di perfezionamento. Generalmente la didattica più seguita è quella PADI, ma ci sono resort che offrono corsi anche CMAS o SSI.
Il brevetto base PADI “Open Water” consente di scendere fino a 18 metri, mentre per potere andare a profondità maggiori occorre come minimo essere in possesso del brevetto PADI “Advanced” oppure degli equivalenti di altri brevetti internazionali riconosciuti.
Per sicurezza meglio sempre avere appresso un certificato medico di idoneità poiché in molti resort è obbligatorio. Chi ne fosse sprovvisto, dovrà sottoporsi ad una visita medica, oppure sottoscrivere una dichiarazione in assenza del medico.
Prima di iniziare le immersioni vere e proprie, ogni subacqueo deve sottoporsi ad un’immersione di prova chiamata “check-dive” per consentire agli istruttori di valutarne l’esperienza, la bravura e la familiarità con la disciplina.
Tutti i resort offrono la possibilità di effettuare (a volte anche gratuitamente) una prova di immersione guidata con istruttore chiamata “Discovery”. Un test per prendere confidenza con il mondo della subacquea.
L’età minima per i bambini per iniziare la pratica della subacquea è fissata dal compimento del decimo anno in poi.


Alle Maldive troviamo sostanzialmente due diversi tipi d’immersione:
- da riva, utilizzando il reef dell'isola, ove presente;
- dalla barca con la possibilità di effettuare immersioni in canali o pass, su reef esterni o interni all'atollo e su relitti.

Molte immersioni alle Maldive sono effettuate in zone con presenza di corrente. La corrente cambia spesso direzione e intensità, in base al vento, alla marea o alle onde, ed è quindi molto importante che la guida sia in grado di pianificare al meglio per consentire a tutti i subacquei di fare un'immersione sia piacevole che interessante. Un'immersione in corrente può essere molto pericolosa e faticosa. Per questo motivo la guida si cala sempre per prima in acqua per valutarne la direzione e l'intensità prima di far immergere i subacquei presenti sulla barca.
Alle Maldive inoltre non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri.


L’equipaggiamento standard per poter effettuare un’immersione, oltre logicamente alla maschera e alle pinne, comprende:
- Gav (giubbotto equilibratore);
- Gruppo ARA (1° stadio, erogatore principale, erogatore di riserva, manometro, frusta gav);
- Muta. La temperatura dell'acqua è sempre costante intorno ai 28/29° C tutto l'anno e come protezione termica è sufficiente nella maggior parte dei casi una semplice muta di neoprene da 3mm (per le persone non freddolose è sufficiente un mutino);
- Piombi e cintura (forniti dal diving o dalla barca da crociera);
- Bombole. Solitamente in alluminio e con attacchi INT o DIN; i diving più attrezzati dispongono di bombole da 11,5 e 15 litri e in alcuni casi è presente la ricarica Nitrox;
- Computer. L'uso del computer subacqueo è solitamente obbligatorio e sicuramente raccomandabile alle Maldive, molti villaggi non permettono le immersioni se sprovvisti, in quanto la topografia del fondale oceanico non è omogenea e rende necessaria la cosiddetta immersione "multilevel". Alle Maldive non sono permesse immersioni fuori curva di sicurezza. Prima di risalire occorre sempre fare una sosta di sicurezza a 5 metri per 3 minuti.
Molto spesso non è consentito l’uso dei guanti per evitare che ci si possa attaccare a rocce o coralli senza porre la necessaria attenzione.
Facoltativa la torcia in caso di immersione diurna mentre è obbligatoria in caso di notturna.

Subacquea alle Maldive, immersione

Se necessario è possibile affittare una parte o tutta l’attrezzatura presso i diving o sulle barche. In caso di corso “open water” il noleggio dell’attrezzatura è incluso nel prezzo del corso. Se si effettua una crociera e si ha la necessità di affittare l’attrezzatura è meglio chiedere, prima di partire, conferma della sua disponibilità al relativo tour operator.


Alcuni accorgimenti da seguire durante e dopo l'imersione:

Non dare da mangiare ai pesci.

Questa pratica è da evitare per non alterare la natura dei pesci e il loro ecosistema, per evitare di essere aggrediti e per non far ammalare i pesci.

Non toccare i pesci.

Anche se può essere bello o divertente afferrare o toccare i pesci, questa azione è spesso deleteria per le stesse forme di vita. Il pesce palla, per esempio, quando si sente minacciato si gonfia d'acqua per diventare più grosso e incutere più timore ai nemici, ma in questo modo diventa anche incapace di fuggire. Per l'animale però questo rigonfiamento d'emergenza è collegato a forti sollecitazioni meccaniche: gli studi dei biologi hanno appurato che, dopo un numero di rigonfiamenti completi compreso fra i quindici e i venti, i pesci palla muoiono.
La maggior parte dei pesci ha un sottile strato di muco sulla pelle, sulle squame o sul carapace, atto a impedire I'insediamento dei parassiti. Anche se prestando la massima attenzione, questa protezione può essere danneggiata se li si accarezza o li si afferra, con la possibilità di comprometterne seriamente la loro salute. Si possono anche provocare lesioni agli organi interni o a varie parti del corpo qualora i pesci siano fatti uscire con la forza dai loro nascondigli, oppure nel caso in cui molluschi come nudibranchi o conchiglie siano afferrati e spostati per fotografarli meglio.

Non portate via nulla.

Ogni cosa che viene portata via causa una piccola falla nell'ecosistema marino. Le conchiglie, ad esempio, sono oggetti da collezione, tuttavia molte di esse svolgono però un ruolo importante. Un chiaro esempio è fornito dal tritone, I'unico nemico naturale della Acanthaster planci, una stella marina che da sola è in grado di divorare fino a sei metri quadrati di superficie corallina in un mese. Purtroppo i tritoni (dichiarata specie protetta) sono stati quasi sterminati a livello mondiale, in quanto i loro gusci sono molto richiesti sui mercati di tutto il mondo. Private dei loro unici nemici, questo tipo di stelle marine si sono moltiplicate senza controllo e la conseguenza di questa alterazione dell'equilibrio della natura è stata purtroppo la distruzione di enormi tratti di reef. Anche le conchiglie vuote dovrebbero essere lasciate dove sono perchè spesso ospitano paguri eremita, che devono continuamente cambiare casa per assecondare i loro ritmi di crescita.

Attenzione ai coralli.

Appoggiarsi con le pinne senza fare attenzione a cosa si calpesta, lasciare le "fruste" a penzoloni oppure trovare una buona posizione per fotografare o filmare non badando alle altre cose intorno, sono azioni che possono fare danni enormi a livello di vita animale. Pochi secondi di distrazione possono distruggere mesi o anni di vita biologica. E' buona norma non appoggiarsi in nessun caso sul fondo, soprattutto se esso è di tipo corallino.

La profondità massima consentita di immersione alle Maldive è di 30 metri. Meglio non "sforare" per non essere richiamati dalle guide e dagli istruttori, vige sempre il sistema di coppia. Portarsi una torcia è consigliabile, nonostante la buona visibilità anche in presenza di plancton, e' infatti molto bello osservare gli effetti cromatici dei pesci e dei coralli anche a profondità tali che pregiudicano la discriminazione dei colori reali. I guanti non sono consentiti (d'altra parte non dobbiamo toccare niente!), i coltelli si possono portare. A causa delle correnti e in base ai vari livelli dei sub in immersione, è consigliabile (in alcuni diving è obbligatorio) portarsi la boa deco (detta anche pedagno o cazzillo).

Uscendo con la tipica imbarcazione maldiviana, il dhoni, l'ingresso in acqua si fa al passo del gigante e la risalita in barca a mezzo della scaletta, quindi: prima ci si sfila la cintura e la si passa al personale, poi ci si aggrappa alla scaletta, si sfilano le pinne e si risale con il resto dell'attrezzatura.

Per i fumatori

Se la sigaretta post immersione è un "must", evitiamo di buttare il mozzicone in acqua, chiediamo al personale, di solito ci sono degli appositi barattoli per le cicche.

Occhio all'orecchio!

Contrariamente a quanto si pensi, l'infortunio più comune per un subacqueo non è la tanto temuta PDD (o MDD, Patologia Da Decompressione), ma il barotrauma dell'orecchio.
Perché accade? Le cavità molli del corpo contenenti aria, come ad esempio i polmoni, lo stomaco, l'intestino, ecc. subiscono la pressione che insorge durante l'immersione lasciandosi comprimere senza riportarne conseguenza alcuna. Ciò non vale invece per l'orecchio medio e i seni frontali, sferoidali e mascellari, che essendo cavità ossee sono incomprimibili. Queste cavità del cranio sono di regola collegate con le vie respiratorie, e ne seguono le variazioni di pressione. Se però i dotti di collegamento sono otturati a causa di raffreddori, sinusiti ecc. o per malformazioni congenite, l'aria non vi può circolare liberamente, per cui le mucose che rivestono le loro pareti si trovano sottoposte alla depressione conseguente all'aumento della pressione esterna. Le manifestazioni di questo stato anormale risolvono in più o meno gravi barotraumi (dal greco baros=pressione , trauma= aggressione).
A causa della sensibilità della parte si consiglia di eseguire sempre con delicatezza la manovra di compensazione, e soprattutto di non forzare mai: meglio rinunciare ad un'immersione piuttosto che dover smettere per lunghi periodi (se non per sempre) di andare sott'acqua. Le precauzioni principali da prendere sono quelle di non immergersi quando si è raffreddati e, come si diceva, di rinunciare all'immersione se non si riesce a compensare.
Per chi invece è più fortunato e riesce, anche se con una leggera difficoltà nella manovra, a compensare, ci permettiamo di dare alcuni piccoli consigli, magari già conosciuti ma sempre utili. Un primo consiglio è quello di scendere con i piedi verso il basso e non capovolti come fanno molti. Così facendo l'aria contenuta nelle cavità dell'orecchio tenderà ad andare verso l'alto in maniera naturale, senza costringerci a forzarla. L'altro è direttamente collegato al precedente, ed è quello di rivolgere l'orecchio capriccioso verso la superficie!
Ricordatevi sempre di compensare frequentemente nei primi metri di discesa (dove il differenziale di pressione è più avvertibile) e se sentite dolore non forzate (si può iniziare la compensazione graduale anche pochi istanti prima di tuffarsi per agevolare l'elasticità della membrana timpanica) Provate eventualmente a salire un pochino e poi riprovate. Se il dolore persiste, interrompete l'immersione.
Un altro tipo di barotrauma comune, è il "colpo di ventosa alla maschera", ed è conseguente alla mancata compensazione dell'interno della maschera durante la fase di discesa. La depressione che vi si instaura dopo che il limite di elasticità dello stampo della maschera è stato raggiunto, esercita sulla parte coperta del viso,all'interno dalla cavità nasale e i suoi bulbi oculari, un forte effetto di ventosa che può portare a diffusi ematomi (uscita di sangue dai capillari all'interno dei tessuti, con vaste macchie rosse, che divengono poi blu, marroni ed infine gialle prima di sparire entro pochi giorni) o all'arrossamento del bulbo oculare (rottura di piccoli vasi sulla superficie bianca dell'occhio). Ricordatevi quindi di compensare anche la maschera e di non stringere troppo il cinghiolo evitando così deformazioni della stessa (spesso la causa principale dell'allagamento della maschera), sentire forti dolori agli occhi (come spiegato sopra) e avere dolori al naso per lo schiacciamento dello stesso contro il vetro della maschera.